Il nuovo decreto “Cura Italia”

I finanziamenti fino a 25.000 euro come funzionano e sono realmente applicabili ai forfettari

In questi giorni si è parlato molto della concessione automatica di finanziamenti da 25.000 euro alle piccole partite IVA. Finalmente ieri sera tardi è stato pubblicato il decreto “Cura Italia 2” contenente queste novità. Vediamo cosa c’è di vero e come sia applicabile al mondo dei forfettari:

L’articolo 13 lettera M del decreto tratta la questione e inizia molto male, infatti le prime parole sono “previa autorizzazione della Commissione Europea….”. Il che significa che la misura nei fatti non è ancora applicabile ma è in attesa dell’autorizzazione.
Fino a quel momento la copertura dovrebbe essere limitata all’80% come previsto dal precedente decreto “Cura Italia”. L’autorizzazione della Commissione è scontata e probabilmente arriverà presto, comunque il risultato secondo noi è che per ora le banche attenderanno.

La misura inoltre non è 25.000 euro bensì il minore valore fra il 25% del fatturato dell’ultimo bilancio o dell’ultima dichiarazione dei redditi presentata e 25.000 euro. Quindi visto che i forfettari non depositano i bilanci in Camera di Commercio si deve far riferimento all’ultima dichiarazione presentata, ovvero quella relativa all’anno fiscale 2018. Ti rammento che nel 2018 i limiti del fatturato dei forfettari non erano i 65.000 euro attuali ma ancora quelli vecchi. Per la maggior parte delle attività il limite era di 30.000 euro. Quindi, anche ipotizzando che tu abbia fatturato il massimo possibile, l’importo finanziabile sarà di 7.500 euro (il 25% di 30.000), una cifra che se sei correntista da molto tempo e sei sempre stato puntuale nei pagamenti la tua banca ti concederà senza dover passare dalla garanzia statale.

Va meglio a chi ha aperto dopo il 1° gennaio 2019 che, in mancanza di dichiarazione dei redditi presentata, può certificare il proprio fatturato da “altra idonea documentazione” o da una autocertificazione.
In questo caso potresti usare qualche accortezza per aumentare il tuo fatturato.

Ti ricordo, infatti, che il regime forfettario è un regime di cassa, ovvero le fatture vanno a far parte del reddito solo dopo che sono state incassate.
Quindi se hai dei lavori in essere non ancora conclusi potresti fatturarli al 31/12/2019, sapendo che non ci pagherai le tasse fino a che non verranno incassati (nel mio esempio, se anche ti saldassero domani, pagheresti le tasse nel 2021).

Avviso importante: non vorrei che a qualcuno venisse in mente di “inventarsi” delle fatture per ottenere un prestito più alto. “Okkio” che le fatture per operazioni inesistenti, le cosiddette false fatture, sono punite con la reclusione da un anno e sei mesi fino a sei anni. Non mi pare il caso di rischiare la galera per ottenere dei soldi che peraltro dovrai restituire con gli interessi….

Gli interessi appunto. Contrariamente a quanto annunciato da più esponenti politici, il finanziamento non è a tasso zero, ma gli interessi sono calcolati facendo riferimento al tasso “rendistato”. Il calcolo è abbastanza complesso, ma il “Sole24ore” stima che sia compreso fra 1,2% e l’1,9%.

Quindi riepilogando.
1. non è ancora operativo
2. l’importo erogabile per un forfettario è basso
3. non è a tasso zero.

Ma c’è qualcosa di buono in questo finanziamento? Secondo noi l’unica cosa positiva è il periodo di preammortamento di 24 mesi. Ovvero comincerò a rimborsare il prestito fra due anni. Per i primi due anni pagherò solo gli interessi, quindi un centinaio di euro circa.

Come sempre, ti terremo informato sull’evoluzione della situazione.


Lo staff di ForfettApp

(articolo aggiornato al 09 aprile 2020)

 

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